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Eidos

Print version ISSN 1692-8857
On-line version ISSN 2011-7477

Eidos  no.14 Barranquilla Jan./June 2011

 

Dall'ideologia linguistica all'ideologia semiotica.
Riflessioni sulla smentita

De la ideología linguística a la ideología semiótica.
reflexiones sobre la negación

Massimo Leone
Università di Torino, Dipartimento di Filosofia
massimo.leone@unito.it

Fecha de recepción: diciembre 5 de 2010
Fecha de aceptación: enero 17 de 2011


Resumen

Existe una vasta literatura sobre el concepto de 'ideología lingüística' y los especialistas por lo general están de acuerdo en definirlo como un conjunto de ideas que sostienen los miembros de una comunidad sobre la función del lenguaje en la comunidad. No obstante, los especialistas mismos comúnmente no están de acuerdo si estas ideas son explícitas o implícitas. Los puntos diversos sobre este aspecto implican diferentes metodologías, a saber, el análisis de consideraciones explícitas sobre el lenguaje, en el primer caso; y en el segundo caso de materiales más variados. Una mejor opción consiste en distinguir creencias explícitas de supuestos implícitos. Mientras que en el primer caso el estudio se debe hacer por medio de métodos sociológicos o etnosociológicos, en el segundo el estudio se hace a través de la semiótica: los discursos que se producen en una comunidad se consideran como signos de supuestos implícitos que dicha comunidad tiene sobre el lenguaje. Este artículo hace un estudio de caso: la ideología semiótica subyacente a la desmentida en el discurso político italiano contemporáneo.

Palabras clave

Lenguaje, comunidad, 'ideología lingüística', sociología, etnología, semiótica.


Abstract

A vast literature exists on the concept of "linguistic ideology." Scholars generally agree on defining it as a set of ideas that the members of a community hold about the role of language in the community. Nevertheless, scholars generally disagree on whether these ideas are explicit or implicit. Different views on this point imply different methodologies: the analysis of explicit considerations on language in the first case, that of a more multifarious material in the second one. However, excluding implicit ideas from the analysis is too restrictive. A better option is to distinguish between explicit beliefs and implicit assumptions. Whereas the first ones must be studied through socio- or ethno-logical methods, the second ones must be studied through semiotics: the discourses that are produced in a community are considered as signs of implicit assumptions that such community holds about language. The paper deals with a case-study: the semiotic ideology behind denegation in the contemporary Italian political discourse.

Keywords

Language, community, 'linguistic ideology', sociology, ethnology, semiotics.


There came a time, however, when death ceased to be the enforcer of finitude and began to look, instead, like the last opportunity for radical transformation, the only plausible portal to the infinite.

J. Franzen, The Corrections.

Introduzione

Diary of a bad year, penultima fatica del premio Nobel per la letteratura J.M. Coetzee, regala al lettore un delizioso capitolo dal titolo "On English usage" (Coetzee, 2007, pp. 143-147). Il protagonista e narratore principale, Señor C - autore senescente cui una casa editrice tedesca ha richiesto di scrivere alcune riflessioni sullo stato del pianeta - si dilunga su tre "modish usages in present-day English" [tre "usi alla moda nell'inglese contemporaneo"]: la coppia antonimica "appropriate/inappropriate" ["appropriato/ inappropriate"], la locuzione "going forward" [letteralmente, "andando avanti"], e l'ubiqua preposizione "in terms of" ["in termini di"], Tramite un'esamina impressionistica ma sottile, Señor C trasforma queste tre espressioni in segni di ció che il presente articolo definirà come "ideologia linguistica".

"Inappropriate", a detta di Señor C, è vieppiù adoperato per sostituire "bad" ["cattivo"] o "wrong" ["sbagliato"] da individui che "wish to express disapproval without expressing a moral judgement" ["desiderano esprimere disapprovazione senza esprimere un giudizio morale"]. L'impiego di "inappropriate" è dunque considerato da Señor C come un indizio del fatto che, per siffatti individui, "moral judgment itself is to be shunned as inappropriate" ["lo stesso giudizio morale è da respingersi come inappropriate"]. Il sindaco di Adro incide un simbolo leghist a sui banchi di una scuola pubblica? (Del Frate & Spatola, 2010; Schiavi, 2010). Non è male. Non è sbagliato. È, piuttosto, inappropriato.

A proposito di "going forward", poi, la sua onnipresenza nell'inglese corrente, al posto di locuzioni meno alla moda come "in future" ["in futuro"] o "in the future" ["nel futuro"] suggerirebbe la conclusione che "the speaker faces the future full of optimism and energy" ["il parlante affronta il futuro pieno di ottimismo ed energia"]. Il giornalista incalza il politico sugli sviluppi di una crisi che paralizza la società del Paese? "Vedremo",1 risponde questi, "vedremo", come a inculcare la certezza che, strada facendo, effettivamente si vedrà.

Infine, è specialmente nella terza analisi che pare manifestarsi il punto di vista sul linguaggio che farà oggetto di questo articolo. "In terms of", continua Señor C, è una preposizione per ogni uso, adoperata sempre piü sovente per rimpiazzare ogni sorta di preposizioni piü specifiche: "they made a lot of money in terms of (instead of in) bribes" ["hanno fatto un sacco di soldi in termini di (invece di in) bustarelle"]; "they made a lot of money in terms of (instead of through) graft" ["hanno fatto un sacco di soldi in termini di (invece di attraverso la) corruzione"], etc. Señor C ne deduce che quest'uso nell'inglese odierno veicola l'idea che "the degree of specificity demanded by approved English usage is unnecessary for the strict purposes of communication, and therefore that a degree of simplification is in order" ["il grado di specificità richiesto dall'uso corretto dell'inglese non è strettamente necessario per gli scopi della comunicazione, e perció che un certo grado di semplificazione è d'uopo"]. Il politico descrive le sue ipotesi senza adoperare il congiuntivo? Che importa? L'indicativo è la strada piü breve tra il dire e il fare2.

Señor C disapprova tale semplificazione. Scrittore, forse un po' all'antica, egli tiene all'esattezza della lingua come alla risor-sa piü preziosa del suo lavoro. Al contempo, si rende conto che le sue sdegnate analisi non hanno senso alcuno per coloro che producono e ricevono significati secondo una diversa ideologia linguistica, ove la speditezza e l'efficacia della comunicazione sono piü importanti della sua eleganza e sofisticatezza.

Definizioni di "ideologia linguistica"

L'articolo che segue tratterà da una prospettiva piü accademica della medesima questione che assilla Señor C nel Jiary of a bad year di Coetzee: di quali strumenti concettuali si dispone per analizzare le ideologie linguistiche e i loro mutamenti? Inoltre: è plausibile un allargamento di tale strumentario all'ambito della semiotica?

Il concetto di ideologia linguistica ha già fatto oggetto di una vasta letteratura. Un utile punto di partenza è il volume collettivo Language ideologies - practice and theories (Schieffelin, Woolard & Kroskrity, 1998). Nel saggio introduttivo (Woolard, 1998, pp. 3-50), Kathryn A. Woolard traccia un'agile storia teoretica di questo concetto attraverso cinque definizioni:

1. "Sets of beliefs about language articulated by users as a rationalization or justification of perceived language structure and use" ["Insieme di credenze sul linguaggio3 articolate dai parlanti come razionalizzazione o giustificazione della struttura e dell'uso percepiti del linguaggio"] (Silverstein,1979, p. 193);

2. "Self-evident ideas and objectives a group holds concerning roles of language in the social experiences of members as they contribute to the expression of the group" ["Idee e obbiettivi manifesti che un gruppo coltiva a proposito dei ruoli del linguaggio nelle esperienze sociali dei membri allorché contribuiscono all'espressione del gruppo"] (Heath, 1989, p. 53);

3. "Cultural system of ideas about the social and linguistic relationship, together with their loading of moral and political interests" ["Sistema culturale di idee sulla relazione sociale e linguistica, insieme con il loro carico d'interessi morali e politici"] (Irvine, 1989, p. 255);

4. "Shared bodies of commonsense notions about the nature of language in the world" ["Insiemi condivisi di nozioni di senso comune sulla natura del linguaggio nel mondo"] (Rumsey, 1990, p. 346);

5. "Representations, whether explicit or implicit, that construe the intersection of language and human beings in a social world" ["Rappresentazioni, siano esse esplicite o implicite, che costituiscono l'interesezione del linguaggio e degli esseri umani in un modo sociale"] (Woolard, 1998, p. 3).

Tutte queste definizioni cercano di caratterizzare l'ideologia linguistica come la serie di idee sul linguaggio (o sulla lingua) che albergano in un gruppo sociale o in un'intera società. Esse implicano tutte che, in primo luogo, ció che conta nello studio delle ideologie linguistiche non sono le caratteristiche del linguaggio (o della lingua) in quanto tale, ma ció che gli individui ritengono a proposito di tali caratteristiche; in secondo luogo, che non importa ció che singoli individui ritengono a proposito del linguaggio (o della lingua), ma le idee che sono condivise da una comunità, un gruppo sociale, una società.

Tuttavia, tali definizioni differiscono quanto al modo in cui esse sanciscono il carattere esplicito o implicito delle idee socialmente condivise che compongono le ideologie linguistiche. Secondo Silverstein gli insiemi di credenze sul linguaggio (o sulla lingua) che costituiscono un'ideologia linguistica devono essere "articolati"; essi devono consistere in un'esplicita "razionalizzazione o giustificazione della struttura e dell'uso percepiti del linguaggio [o della lingua]". Per esempio, dichiarazioni dei militanti della Lega a proposito della superiore autoctonia dei dialetti lombardo-veneti rispetto a quella dell'Italiano standard compongono l'ideologia linguistica di questo partito politico (Cazzullo, 2009; Romano, 2009; Zanzotto, 2009; Zapperi, 2009; Riccardo, 2010; Spatola, 2010), e non l'implicita apologia del registro scurrile insita nell'eloquio del suo leader (Belpoliti, 2010).

Definizioni successive, invece, introducono vieppiü il concetto che ció che importa nello studio dell'ideologia linguistica di un gruppo non è soltanto quello che i suoi membri dichiarano di ritenere a proposito del ruolo del linguaggio (o della lingua) all'interno di tale gruppo, ma anche credenze implicite. Tale concezione si esprime in maniera particolarmente chiara nella definizione di Woolard: "rappresentazioni, sia esplicite che implicite, etc." Le biascicature del Bossi, i suoi rantoli, le sue pernacchie, tutta la catarrosa prosodia della parola svogliata sarebbero dunque preziosi indizi di un'ideologia linguistica che non si manifesta solo nei proclami di politica della lingua ma che si annida anche nei suoni gutturali della compiaciuta parlata cavernicola (Citati, 2010).

Metodologie d'analisi

A concezioni diverse dell'ideologia linguistica conseguono diverse metodologie. Secondo la definizione di Silverstein il modo piü efficace per studiare l'ideologia linguistica di un gruppo sarebbe quello di analizzare tutti i discorsi che, prodotti da tale comunità, contengono un'esplicita rappresentazione del ruolo del linguaggio (o della lingua), a inclusione di quei discorsi sollecitati dall'inchiesta dell'analista (ad esempio interviste, risposte a un questionario, etc.). Per appurare il grado di pluralismo accordato al linguaggio (o alle lingue) fra i militanti di un partito politico, per esempio, bisognerebbe chieder loro, nei modi piü consoni, quanto essi tengono alle parole del leader, quanto sia per loro importante esprimersi come egli/ella si esprime, e quanto invece essi amino costruire i propri discorsi come affini, alternativi o addirittura contrari a quelli del leader.

Secondo la definizione di Woolard, invece, lo studio di un'ideologia linguistica è piü complesso, dal momento che le rappresentazioni del ruolo del linguaggio (o della lingua) che la compongono possono essere implicite cosi come esplicite. Il modo in cui i militanti di un partito politico parlano come il leader, citandolo, prendendone a prestito il lessico, imitandone l'intonazione, etc., sarebbe dunque assai piü significativo di qualunque dichiarazione esplicita a proposito della "parola del capo".

La definizione d'ideologia linguistica proposta da Silverstein puó sembrare riduttiva. Studiare i discorsi prodotti da un gruppo come segni di credenze implicite che tale gruppo ritiene a proposito del linguaggio amplia le possibilita di ricerca sull'ideologia linguistica. In fin dei conti, tutta la discussione ruota intorno al modo in cui si definisce l'ideologia e, in ultima istanza, intorno al modo in cui si definisce una "credenza a proposito del linguaggio (o della lingua)".

Una credenza sul linguaggio (o sulla lingua) è forse ció che i parlanti dichiarano di credere sul linguaggio (o sulla lingua) o è piuttosto ció che influenza i parlanti nel loro uso del linguaggio (o della lingua) anche laddove essi non esprimano tale credenza, o non ne siano consapevoli? Nel primo caso i discorsi di un gruppo divengono materiali per lo studio della sua ideologia linguistica solo se essi contengono riferimenti espliciti a credenze sul linguaggio (o sulla lingua). Nel secondo caso, ogni discorso prodotto da un gruppo puó essere usato come segno della sua ideologia linguistica.

Se seguendo Silverstein si definisce l'ideologia linguistica come composta da credenze rimane assai poco spazio per la seconda ipotesi, giacché "credenza" è un termine comunemente associato a costrutti mentali dal carattere piuttosto esplicito ritenuti da un individuo o da un gruppo. Nel Dizionario di semiotica di Greimas e Courtés, per esempio, il credere viene definito come l'adesione di un soggetto a un enunciato, la quale implica un atto cognitivo caratterizzato dalla categoria modale della certezza. (Greimas & Courtés, 1993, sub voce) Il credere è dunque considerato come la denominazione, in una lingua naturale, della categoria epistemica. Vero è che Greimas e Courtés ammettono che la questione del credere riguardi non solo l'asse della comunicazione 'reale' ma anche quello della comunicazione 'immaginaria', ossia l'asse del 'discorso interiorizzato'. Tuttavia sia nel caso del credere che si manifesta attraverso una significazione esteriorizzata, sia in quello che invece si manifesta unicamente attraverso un linguaggio interiorizzato, le credenze rivestono un carattere esplicito. In altri termini, non pare essere credenza, perlomeno per Greimas e Courtés, ció che non comunichiamo neppure a noi stessi nel nostro foro interiore.

Di conseguenza, parlare di "credenze linguistiche implicite" o "ideologia linguistica implicita" produrrebbe il sentimento di una contraddizione. Gli esempi finora addotti tuttavia mostrano che è parimenti difficile immaginare che un'ideologia linguistica si componga esclusivamente di credenze. È questa la ragion per cui il termine "credenza" scompare dalla definizione di Woolard, sostituito da "rappresentazione".

D'altra parte "rappresentazione" è un termine vago, il quale non specifica affatto la natura degli elementi cognitivi che costituiscono un'ideologia linguistica. Probabilmente il modo migliore per trovare un compromesso fra la posizione di Silverstein e quella di Woolard è quello di considerare l'ideologia linguistica come composta non solo di credenze ma anche di assunzioni. Mentre le credenze sono piuttosto esplicite e razionalmente articolate dai parlanti di un gruppo, di modo che le si puó studiare sulla base delle loro dichiarazioni a proposito di ció che essi credono sul ruolo del linguaggio (o della lingua) nel gruppo stesso, le assunzioni sono piuttosto implicite e non articolate, di modo che esse non possono essere analizzate basandosi su ció che i parlanti del gruppo dichiarano a proposito del linguaggio (o della lingua). Invece, le si deve studiare considerando i discorsi prodotti dal gruppo come sottesi dalle sue assunzioni sul linguaggio (o sulla lingua). Le assunzioni infatti compongono la rete d'implicite adesioni a enunciati non articolati la quale sottende le adesioni esplicite a enunciati articolati (siano essi esteriorizzati o meno).

Epperó, come è possibile determinare quali discorsi, tra quelli prodotti da un gruppo, implicitamente contengono informazioni utili per ricostruirne l'ideologia linguistica? E come si possono estrarre tali informazioni implicite dai discorsi che le contengono?

L'ipotesi che anima il presente articolo è che l'epistemologia semiotica costituisca un quadro efficace per l'analisi delle assunzioni che compongono un'ideologia linguistica: se tali assunzioni soggiacciono ai discorsi di un gruppo, allora questi possono essere interpretati come segni rivelatori di quelle. Secondo l'argomentazione appena esposta, dunque, l'ideologia linguistica di un gruppo sarebbe costituita dall'insieme di credenze piuttosto esplicite o di assunzioni piuttosto implicite che i membri del gruppo mantengono a proposito del ruolo del linguaggio (o della lingua) nel gruppo stesso.

Mentre le credenze piuttosto esplicite possono essere studiate attraverso una metodologia sociologica o etno-antropologica, le assunzioni piuttosto implicite possono essere analizzate attra-verso una metodologia semiotica, considerando i discorsi pro-dotti da una comunità come segni della sua ideologia linguistica. A complicare tale quadro in maniera paradossale sta poi naturalmente il fatto che i meta-discorsi di sociologi, etno-antropologi e semiotici dovrebbero essere inclusi nel corpus che essi analizzano per delineare l'ideologia semiotica di una società, e cosi via con un'infinita mise en abyme di livelli metalinguistici.

Dall'ideologia linguistica all'ideologia semiótica

L'adozione di un'epistemologia semiotica per l'analisi delle assunzioni piuttosto implicite che sottendono i discorsi di un gruppo sociale e ne compongono l'ideologia linguistica non obbliga, ma certo induce, al passaggio dal concetto d'ideologia linguistica a quello d'ideologia semiotica. (Keane, 2007) Una volta ammesso che non è solo nelle dichiarazioni esplicite che si annida l'ideologia linguistica di un gruppo sociale ma anche nelle assunzioni implicitamente alla base dei discorsi di tale gruppo, è inevitabile chiedersi se per analizzare tali assunzioni sia sufficiente considerare la loro manifestazione verbale ovvero se non sia necessario altresi concentrarsi sul modo in cui esse si esprimono in altre sostanze.

Ad esempio, mentre uno studio dell'ideologia linguistica della Lega potrebbe limitarsi all'analisi delle dichiarazioni esplicite dei militanti a proposito della schiettezza retorica del Bossi o a quella delle assunzioni implicite che sottendono l'elogio dei dialetti, uno studio dell'ideologia semiotica dovrebbe considerare la ruvidezza del verbo leghista e quella delle sue canottiere come manifestazioni che implicitamente valorizzano uno stesso punto di vista sul senso e sulla sua articolazione linguistica, un disprezzo per la presentabilità estetica della comunicazione che si esprime tanto attraverso la sostanza verbale che attraverso quella tessile4.

Lo strumentario teorico, concettuale e analitico della semiotica richiederà un robusto approfondimento prima che si possa giungere ad analisi di un qualche rigore a proposito dell'ideologia semiotica di gruppi sociali piü o meno ampi5. A tale scopo potrà giovare la rilettura in una nuova chiave dei saggi di Ferruccio Rossi-Landi,6 straordinariamente trascurati da molta semiotica contemporanea. Tuttavia il presente articolo non ardirà lanciarsi in una tale iniziativa, che richiederebbe molto spazio, ma si concluderà proponendo un abbozzo di analisi di ideologia semiotica nella società italiana contemporanea attraverso un case-study: la smentita.

Case-study: la smentita

La smentita è una dichiarazione d2 che afferma la falsità di una dichiarazione dl, precedente nel tempo. Delle due l'una: o è vera d2, e dunque dl è falsa, o è falsa d2, e dunque dl è vera, per il principio di non-contraddizione. La smentita è un atto linguistico assai comune in diversi generi di discorsi, gruppi sociali ed epoche storiche. Tuttavia, nel discorso politico della società italiana contemporanea la smentita ricorre con tale frequenza da richiedere una riflessione puntuale.

Nell'attuale discorso politico italiano la smentita si configura sovente come una particolare variante: l'auto-smentita. Essa è normalmente una smentita che si potrebbe definire "enuncia-zionale". Il politico x dichiara che d1. Quindi il politico dichiara che d2, che peró non è semplicemente una dichiarazione che contraddice d1. Invece, d2 è una dichiarazione che contraddice che x abbia dichiarato che d1. Ad esempio, l'on. Stracquadanio dichiara che la prostituzione è un espediente legittimo per la carriera politica, d1. L'auto-smentita, d2, non consiste semplicemente in una dichiarazione contraddittoria a d1, cioè che la prostituzione non è un espediente legittimo per la carriera politica. Al contrario, l'auto-smentita d2 contraddice la verità dell'enunciazione di d1. D2 dunque diviene: "non è vero che l'on Stracquadanio abbia detto che la prostituzione è un espediente legittimo per la carriera politica".

Anche in Italia, almeno per adesso, vige il principio di non contraddizione, e dunque la questione della smentita non è tanto logica quanto pragmatica. Dal punto di vista logico, o l'on. Stracquadanio ha detto che d1, oppure l'on Stracquadanio non ha detto che d1. Ma che cosa si puó dedurre sull'ideologia linguistica della società italiana contemporanea, e in particolare su quella del suo discorso politico, da questo proliferare di auto-smentite?

Di fronte a'un'auto-smentita un atteggiamento razionale sugge-rirebbe un'istanza di controllo. Andiamo a verificare il supporto mnemonico nel quale d1 è stata iscritta, sia esso analogico o digitale, verifichiamo che tale supporto sia inter-soggettivamente affidabile -che non sia soggetto, cioè, alle distorsioni di agenti esterni-, quindi decidiamo se nel luogo l1 e al tempo t1 x ha detto che d1 o x non ha detto che d1 ed eventualmente esibiamo la prova. Ci si aspetterebbe che le nuove tecnologie di trascrizione e di memorizzazione facilitino questo compito.

Tuttavia pochi donchisciotte oggi se lo sobbarcano. Svariate spiegazioni sono state proposte al riguardo: l'attuale sistema dei media in Italia non è troppo libero, la comunicazione mediatica odierna è troppo rapida, i giornalisti non sanno fare il loro mestiere, etc. etc. Il presente articolo vorrebbe invece proporre una spiegazione che, rifacendosi al concetto d'ideologia semiotica, è al contempo piü generale e piü disarmante: l'auto-smentita prolifera nel discorso politico della società italiana contemporanea perché vige un'ideologia semiotica che si potrebbe definire del "control zeta".

Tutti conoscono la combinazione di "control" e "zeta" nella tastiera di un computer. È una combinazione meravigliosa, quasi magica, che consente di disfare come per incanto ció che si è appena fatto. Si è eliminata per errore una bella frase da un articolo? "Control zeta", e il problema è risolto. Si è ritoccata una foto in modo sconveniente? "Control zeta". I numeri inseriti in un foglio di calcolo sono sbagliati? "Control zeta". E generalizzando: io, politico x, ho detto qualcosa che si è dimostrato inaccettabile per una buona fetta dei miei potenziali elettori? "Control zeta", e il problema non c'è piü. Non l'ho mai detto. Non l'ho mai nemmeno pensato. Qualcuno potrebbe controllare, qualche Travaglio di turno, frugare negli archivi, nella memoria dei computer. Persino qualche magistrato, alla fine, potrebbe afferrare una prova. Ma che importa? Anche i miei elettori sono elettori "control zeta". Anche loro hanno assorbito quell'ideologia semiotica che forse nessuno ha descritto meglio di Jonathan Franzen nel suo romanzo The Corrections (2001). L'esistenza come possibilita di correzione senza traccia. L'esistenza come chirurgia estetica senza cicatrici. L'esistenza senza rimorso né rimpianto. In fin dei conti, l'esistenza senza memoria.


1 Cosi il vicepresidente del Consiglio Gianni Letta, incalzato dai giornalisti sull'esito della crisi politica che, all'inizio di dicembre 2010, attanaglia l'Italia: Fino al 14 la Camera resta chiusa - UDC annuncia mozione di sfiducia, "la Repubblica" online, 2 dicembre 2010; accessibile al sito www.repubblica.it,ultima consultazione: 2 dicembre 2010.

2 Quest'uso linguistico è molto frequente, per esempio, nei discorsi di Silvio Berlusconi. Ma per la par condicio si confronti anche Fontana 2010, che riscontra lo stesso vezzo nella parlata di Massimo D'Alema.

3 Il termine inglese "language" traduce anche l'italiano "lingua".

Una prima versione di questo articolo è stata presentata in inglese il 2 ottobre 2008 nell'ambito del Congresso "Metamind II", svoltosi a Riga presso l'Accademia Lettone di Cultura fra il 2 e il 3 ottobre 2008. Tale prima versione è stata pubblicata in inglese negli atti del congresso (Leone 2010). Ringrazio la curatrice degli atti, Prof. Daina Teters, e i suoi collaboratori per i suggerimenti ricevuti sia a seguito della presentazione che durante la preparazione degli atti.

4 Una ricognizione generale dell'ideologia semio-linguistica della Lega è ancora da compiere. Cenni si possono cogliere in numerosi studi. Tra i piü recenti, Parenzo e Romano, 2008; Signore & Trocino, 2008; Jori, 2009; Passalacqua, 2009; Biorcio, 2010.

5 Si confronti come esempio Leone in stampa.

6 Tra i contributi principali: Rossi-Landi 1967; 1968; 1970; 1972; 1973; 1978; 1982; 1985. Confrontare anche le rassegne critiche in Bernard et al, 1994; Bianchi, 1995; Caputo, 1996.


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