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Revista de Relaciones Internacionales, Estrategia y Seguridad

Print version ISSN 1909-3063

rev.relac.int.estrateg.segur. vol.7 no.1 Bogotá Jan./June 2012

 


LE DOTTRINE POLITICHE DEL MARXISMO-LENINISMO NEL XX SECOLO*

Manuel Losada Sierra**

** Docente Universidad Militar Nueva Granada. PhD Student Griffith University (The Gold Coast, Australia). manuel.losada@unimilitar.edu.co

Recibido: 12 de marzo de 2012 - Aceptado: 22 de mayo de 2012



RIASSUNTO

In termini generali, questo articolo intende presentare l'insieme del marxismo-leninismo, di cui le dottrine politiche fanno parte integrante, accanto a un cenno storico sull'origine di queste idee e sul loro insegnamento in Unione Sovietica durante la guerra fredda. Rileviamo, inoltre, i tratti caratteristici di questo tipo de pensiero. È quindi un percorso storico e sistematico in un importante periodo nella storia del ventesimo secolo.

Parole chiavi: Guerra fredda, marxismo, leninismo, politica, Unione Sovietica.



LAS DOCTRINAS POLITICAS DEL MARXISMO-LENINISMO EN EL SIGLO XX

RESUMEN

En términos generales, este artículo busca presentar el conjunto de las doctrinas políticas del marxismo leninismo tal como se desarrollaron en la Europa comunista durante el periodo de la guerra fría. Parte importante de esta presentación es la forma como tales doctrinas fueron enseñadas en la Unión Soviética y sus características más importantes. Es una presentación a la vez sistemática e histórica de un periodo importante de la historia política del siglo XX.

Palabras Clave: Guerra fría, marxismo, leninismo, política, Unión Soviética.



THE POLITICAL DOCTRINES OF MARXISM-LENINISM IN THE XX CENTURY

ABSTRACT

Overall, this paper seeks to outline the set of political doctrines of Marxism-Leninism as was developed in communist Europe during the Cold War. An important part of this presentation is how such doctrines were taught in the Soviet Union and its most important features. It is a presentation both systematic and historical of an important period of political history of the twentieth century.

Key words: Cold war, Marxism, Leninism, politics, Soviet Union.



AS DOUTRINAS POLÍTICAS DO MARXISMO-LENINISMO NO SÉCULO XX

RESUMO

De um modo geral, este artigo pretende apresentar o conjunto das doutrinas políticas do marxismo-leninismo do jeito que se desenvolveram na Europa comunista durante o período da guerra fria. Parte importante desta apresentação é a forma como tais doutrinas foram ensinadas na União Soviética e suas características mais importantes. É uma apresentação sistemática e histórica de um período importante da história política do século XX.

Palavras Chave: Guerra fria, marxismo, leninismo, política, União Soviética.



INTRODUZIONE

Penso che lo studio del comunismo scientifico ritiene la sua importanza dopo il crollo delle società da esso ispirate sopratutto per tre ragioni. In primo luogo, la conoscenza del comunismo scientifico serve non solo come chiave del passato, ma è anche indispensabile per la comprensione di quello che sta succedendo in queste società al presente, delle loro dificoltà nel processo di trasformazione. Inoltre, rimangono nel mondo alcuni paesi che si autodefiniscono comunisti. I partiti e movimenti che si ispirano a queste idee operano ancora en molti paesi. Infine, l'ideale dell'ordinamento razionale della società, le idee socialiste in generale e le idee marxiane in particolare mantengono il loro fascino. E se oggi la versione democratica del socialismo sembra prevalere, la tentazione totalitaria rimane sempre presente.

Definiamo il marxismo-leninismo come l'ideologia del movimiento comunista. Si tratta del pensiero di Karl Marx e Friedrich Engels unilateralmente svilupato da Vladimir Lenin. Il partito comunista dell'unione sovietica si considerava suo erede, custode e creativo continuatore. Il marxismo-leninismo si presenta come sistema ben integrato composto di filosofia, economia politica e dottrina politica che soltanto nel loro insieme indirizzano e risolvono lo storico problema della trasformazione della società in atto. Le dottrine politiche del marxismo-leninismo si basano sulla filosofia e sull'economia politica e ne derivano il loro carattere scientifico, e completano filosofia ed economia politica, perchè alla teoria deve succedere la lotta pratica.

Come è ben noto, la filosofia marxista-leninista ha due parti: il materialismo dialettico e il materialismo storico. Il materialismo dialettico rappresenta l'ontologia e l'epistemologia del sistema. Si tratta di un monismo materialistico non riduzionista e di realismo gnoseologico. La dialettica considera il mondo como totalità in devenire, mossa da contradizioni interne reali. Per il materialismo dialettico, aumenti quantitativi di una qualità conducono a salti qualitativi; e la catena delle negazioni connota progresso in quanto conserva ad un livello superiore le qualità negate. Il materialismo storico vede la storia come un susseguirsi di formazione socio-economiche (schiavismo, feudalesimo, capitalismo) che conduce necessariamente al superamento dell'alienazione nel comunismo. Il processo storico viene determinato dallo sviluppo necessario delle forze produttive (determinismo economico).

L'economia politica marxista parte da una teoria del valore-lavoro. L'appropiazione del plusvalore da parte del capitale riduce il proletariato agli estremi e lo spinge alla rivoluzione socialista che inaugura la società senza classi. Così viene demostrata, in termini di scienza sociale, la necessità storica del traspasso dal capitalismo al socialismo/comunismo già acquisita sul livello filosofico.

Le dottrine politiche del marxismo-leninismo implicano, per tanto, la considerazione più minuta della realtà socio-politica contemporanea alla luce delle posizione filosofiche ed economiche, in chiave della lotta politica per la presa del potere da parte della classe rivoluzionaria e della susseguente trasformazione della società. Le teorie politiche che ne derivano servono come guida dell'azione politica e s'indirizzano a due complessi di problemi: come fare la rivoluzione e come costruire il socialismo/comunismo. Dal 1962 questa parte del marxismo-leninismo veniva chiamata "comunismo scientifico".

In modo suscinto, possiamo dire che il comunismo scientifico:

  1. È chiamato a dare l'analisi dei rapporti sociali esistenti, sotto l'angolo di visione delle posibilità e delle condizioni della loro trasformazione in rapporti futuri, comunisti.

  2. Mantiene l'approccio socio-politico: studia tutto sotto l'angolo del potere, considera lo sviluppo dell'arte, dell'industria, della scienza soltanto in quanto impediscono o favoriscono i processi di potere desiderati; al centro sta lo studio delle forze politiche, i.e., i rapporti tra le sottodivisioni strutturali della società, i gruppi sociali, i soggetti del processo storico -le classi, nazioni, strati, sistemi sociali, partiti, gruppi sociali- che non possono essere ridotti ad una sola sfera della vita sociale.

  3. È teorico, scienza generalizzante, cioè, cerca regolarità, usa non solo l'approccio storico ma anche quello logico o filosofico (è lo studio di leggi, di categorie e de nessi logici).

  4. È la teoria generale della formazione socio-economica del comunismo, che ha le sue leggi proprie, come quella della necessità della dittatura del proletariato; e categorie proprie, come quella della rivoluzione proletaria.

Il comunismo scientifico è, quindi, una scienza autonoma e, como tale, fornisce il metodo alle scienze particolari e alla ricerca empirica, che rimangono non teorizzanti.

Questa nozione mantiene la visione comprensiva di tutte le parti del pensiero di Marx, introdotta da Engels:

studiarne (dell'azione di liberazione universale) le condizioni storiche e conseguentemente la natura stessa e dare così alla classe, oggi oppressa e chiamataall'azione, la coscienza delle condizioni e la natura della sua propria azione è il compito del socialismo scientifico, espressione teorica del movimiento proletario (Marx & Engels, 1971, p. 304).


1. INSEGNAMENTO IN URSS.

Dal 1920 al 1924 viene insegnato il corso "comunismo" nell'Univesità Sverdlov1 per quadri del partito. Gli scritti di Stalin, "Questioni del Leninismo", pubblicati nel 1924, vengono usati fino al 1933, anno in cui viene formalmente istitutito il corso "Leninismo". Il "Corso breve della storia del PCUS"2 del 1938, usa l'espressione "marxismo-leninismo" e afferma che sarebbe sbagliato distinguere le due. La storia viene presentata come la storia del trionfo dell'ortodossia sulle eresie.

Dopo la morte di Stalin (1953), il marxismo-leninismo viene riabilitato come un'unità che va insegnata in tre parti: la filosofia, la economia politica e la teoria e tattica della rivoluzione3. Il manuale "Principi del marxismo-leninismo" pubblicato da Gospolitizdat nell'autunno del 19594 contiene la prima presentazione sistematica delle dottrine politiche, che occupano il 60% del testo.

Il 2 febbraio 1962, durante una conferenza ideologica, Michael Suslov5 annuncia che d'ora en poi ufficialmente si parla di "comunismo scientifico", materia d'insegnamento autonoma negli istituti di livello universitario. Il manuale ufficiale "Principi del comunismo scientifico", pubblicato da Politizdat nel 19666 in 800.000 copie7 cambia titolo nel 1971 in "Comunismo Scientifico" e viene pubblicato anno per anno in 300.000 e più copie. Questi testi diventano sempre più sovieto-centrici. I tentativi di introdurre le scienze politiche come scienza empirica autonoma falliscono. Le poche ricerche empiriche si fanno nell'ambito dell'Istituto di Stato e Diritto (Cf. Theen,1972, 33-49).

Il secondo dei tre problemi o dilemma del comunismo scientifico enunciate da W. Leonard (Cf. Leonard 1967, 726-742) riguarda l'incompatibilità di dottrina ideologica e scienza empirica. C'era la tradizione in Urss di fondare ideologicamente indirizzi politici nuovi: se si esagera in questa direzione, si perde credibilità; se si fa poco, si perde l'unità di teoria e prattica. Se ci si apre verso le scienze sociali empiriche, il comunismo scientifico diventa più interessante ed utile, ma perde come istrumento ideologico; se ci si chiude, si ritiene la pureza ideologica, ma si incorre nel pericolo del dogmatismo. Se si restringe la validità del comunismo scientifico al solo ambito sovietico, i partiti comunisti degli altri paesi potrebbero sviluppare la propia dottrina; se il comunismo scientifico vale per tutto il movimento comunista, si impone la via sovietica come obbligatoria per tutti i paesi.

Con il decreto del 22 agosto 1989 cambiano le denominazioni delle discipline ideologiche. Il corso di filosofia perde l'epiteton "marxista-leninista". Durante l'inverno del 1989-1990 esce il manuale "Introduzione alla filosofia", in due volumi. Al comunismo scientifico subentra la disciplina "Problemi di teoria del socialismo moderno". In quanto si sa, non più uscito alcun manual


2. IL PROCESO RIVOLUZIONARIO MONDIALE

Secondo la visione storica del marxismo-leninismo viviamo nell'epoca rivoluzionaria di transizione dal capitalismo al socialismo. Il protagonista della trasformazione in atto, il proletariato, ha dato vita al movimento comunista e costituito il sistema mondiale del socialismo. Il movimento comunista rimane attivo anche all'interno del capitalismo ormai in crisi generalizzata e partecipa alle rivoluzioni nazionali di liberazione. La lotta dei comunisti per la pace non li distrae dal compito di promuovere la rivoluzione socialista nella parte irredenta del mondo. Vengono discusse strategia e tattica del movimento nella lotta per il potere, natura e funzione della dittatura del proletariato. Infine, vedremo le tappe principale e le linee generali della construzione del socialismo e comunismo.

Nell'esposizione seguo a grandi linee l'ordine dei manuali sovietici e aggiungo le posizioni dei documenti ideologici posteriori che non sono stati integrati nei manuali. Segnalo osservazioni storiche e critiche da parte mia inserendolo nella relazione dei contenuti dei manuali.

Uso le seguenti sigle per i manuali citati:

OML Osnovy marksizma-leninizma (Principi elementari del marxismo), 1959 e 1962.

ONK Osnovy nauènogo kommunizma (Principi elementari del comunismo scientifico) 1966-1969.

NK Nauènyj komunizm (Comunismo scientifico), 1971.

L'umanità vive nel periodo del passaggio dal capitalismo al socialismo. Tale passaggio riguarda tutti gli elementi della struttura sociale ed è la rivoluzione socialista nel senso pieno. Il potere classista da rovesciare però risiede nei singoli stati e può essere abbattuto solo laddove si crea una situazione rivoluzionaria. La rivoluzione d'ottobre nell'Impero russo è la prima rivoluzione socialista riuscita. Con essa inizia un'epoca nuova della storia.


2.1 TEORIA DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA

Le premesse della rivoluzione socialista esistono, sono maturate: il capitalismo monopolistico statale ha raggiunto una maturità tale da nos lasciar spazio per tappe o gradi di sviluppo intermedie all'avvento del socialismo. Le contradizzioni del sistema capitalistico spingono verso la soluzione rivoluzionaria; la principale tra le contradizione è quella tra la socializzazione del processo della produzione e l'appropriazione privata del produtto.

Quindi, le condizione oggettive, le cause profonde che spingono alla trasformazione rivoluzionaria della società ormai esistono; però queste da sole non sono sufficienti per l'avvento della rivoluzione; esse possono essere attivate soltanto in una situazione specificamente rivoluzionaria.

La situazione rivoluzionaria presuppone la presenza delle seguente condizioni:

  1. La crisi in alto: le classi dominanti si persuadono che le cose non possono continuare così.

  2. L'inasprimento straordinario degli antagonismi sociali tra classi da nuove ingiustizie, sia della lotta contro la guerra, contro i monopoli, per la democrazia, contro la dominazione straniera, per la liberazione nazionale.

  3. L'aumento considerevole delle attività delle masse che crea un clima di lotta atto a scuotere le basi della machina statale.

Sono quindi piuttosto le contradizioni nelle sovrastrutture che inmediatamente creano la situazione rivoluzionaria, ma non conducono da sole, anche laddove il fermento iniziale cresce fino ad assumere dimensioni di crisi nazionale, alla vittoria della rivoluzioni socialista. Ai fattori oggettivi elencati deve aggiungersi il fattore soggettivo, che guidi il processo rivoluzionario all'esito socialista: il partito del proletariato.

La classe operaia è la forza motrice principale del processo rivoluzionario: sua è la missione storica di compiere la rivoluzione. Ci sono altre classi sociali oggetivamente interessate alla rivoluzione; queste vengono spinte verso il proletariato. Il proletariato deve accoglierle. Non è necessario che il proletariato abbia la maggioranza numerica in una società per fare la rivoluzione, ma la sua egemonia è necessaria, perchè le altre classi, a causa della loro posizione nella struttura sociale, sono instabili riguardo alle questioni di principio nella lotta di classe.


2.2 LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE

La rivoluzione proletaria socialista ha già riportato la sua prima vittoria nella rivoluzione d'ottobre de 1917 in Russia. Questa rivoluzione viene presentata come avvenimento escatologico, circoscritto ma di portata universale, pegno della vittoria finale del socialismo. Essa è il modello classico della rivoluzione socialista, conferma della verità storica del marxismo-leninismo.

Come prima rivoluzione proletaria vittoriosa, la rivoluzione d'ottobre ha cambiato in modo profondo l'assetto socio-economico, la struttura politica, di una delle grandi potenze in quel momento, la quale occupava la sesta parte della terraferma. Ha dato l'esempio della soluzione del problemi maturati dovunque. Ha diviso il mondo in due campi oppositti. Ha dato inizio ad una epoca nuova e, quindi, ha dato una svolta nello sviluppo storico mondiale.

Inoltre, l'impero russo era un microcosmo di formazioni socio-economiche per cui la rivoluzione vittoriosa si è dimostrata capace di condurre i popoli al socialismo partendo dai vari gradi stadi di sviluppo esistenti. Nonostante i suoi tratti propi, la rivoluzione socialista in qualsiasi paese, offre soluzioni ai problemi che rimangono centrali per i paesi non-socialisti.

Con la rivoluzione d'ottobre vengono rifiutati una volta per sempre il socialismo utopista, il socialismo riformista, gli opportinismi di sinistra e di destra. In particolare si dimostrano vere le tesi sulla posibilità della rivoluzione in un paese; sul possibile ravvicinamento, sotto la guida del proletariato, di rivoluzione socilista; e sul ruolo decisivo dell'alleanza con i cittadini.

Le epoche storiche sono caratterizzate dalla classe che sta al loro centro e ne determina il contenuto principale. La nostra epoca non è più l'epoca dell'imperialismo, ma l'epoca del disfacimento del capitalismo e del transito al socialismo: "L'epoca presente...è l'epoca del passaggio di tutte le nazioni nuove alla via socialista"8


2.3 EPOCA DI PASSAGGIO

La contraddizione fondamentale dell'epoca moderna che determina lo sviluppo dell'umanità è la contraddizione tra capitalismo e socialismo. Essa ha carattere mondiale. Chi non tiene conto di questa contraddizione fondamentale, non può capire nessuno dei grandi avvenimenti e cambiamenti del nostro tempo. La contraddizione tra capitalismo e socialismo è, nella sua essenza sociale, dello stesso tipo della contraddizione tra capitalismo e lavoro all'interno della società borghese, la sua manifestazione internazionale, la molla del processo storico. Le forze rivoluzionarie operanti in tutte le parti del mondo sono essenzialmente antimperialistiche. Esse tutte fanno parte di un unico movimento rivoluzionario anche se le loro mire non puntano direttamente sul socialismo.

Ci sono tre contingenti (ON 1979) o forze maggiori (ONK 1969)9 del movimento rivoluzionario contemproaneo: il sistema mondiale del socialismo10, il movimento operario dei paesi capitalistie il movimento di liberazione.12

Tutti e tre i movimenti sono antimperialisti, ma non facilmente coordinati perchè esistono contradizzioni tra di loro. Il sistema socialista lotta gareggiando col capitalismo in campo economico, nella politica per la pace e sostenendo le forze rivoluzionarie dappertutto. I movimenti di liberazioni nazionale indeboliscono le retrovie del capitalismo che però può essere rovesciato soltanto dalla classe operaia dei paesi capitalistici stessi. È regolare che il sistema socialista sia il nucleo attorno cui tutte le forze rivoluzionarie serrano le file e che la difesa del socialismo sia il dovere internazionale per tutte le forze rivoluzionarie. Il programma del Pcus del 1986 introduce, quasi come una quarta forza rivoluzionaria, "i movimenti democratici di massa", della regione che lottano per la pace, per la conservazione dell'ambiente.

D'altro canto, dato che il capitale è mondiale, la lotta contro di esso dev'essere internazionale ed unica benchè si notino fattori che determinano una varietà del processo rivoluzionario da paesi in paesi. In questo senso, il sistema capitalistico, maturo per la rivoluzione, non è sviluppato egualmente in tutte le sue parti. La rivoluzione può essere possibile in un paese, ma non in un altro. La catena ha i suoi anelli deboli, dove può essere spezzata. Che la rivoluzione si faccia prima in un paese e poi negli altri, ciò non cambia l'essenza internacionale della rivoluzione, ma solo la forma del sviluppo: sono tappe di una rivoluzione che riempie un'intera epoca.

Il quadro si complica di più quando le prime rivoluzioni socialiste vincono in paesi sottosviluppati. Il proletariato in tale circonstanze si vede costretto a costruire i pressupposti della società socialista e così rende più evidente la sua superiorità storica. Il processo rivoluzionario si verifica in paesi di vario grado di sviluppo economico, politico e culturale. Ma i movimenti democratici, i movimenti di liberazione nazionale, i movimenti socialisti sono tutti antimperialisti e si stringono attorno alla forza principale, il proletariato.

Quindi, la varietà dei processi non deve creare confusione. Il processo rivoluzionario è uno. La rivoluzione in un paese fa parte dell'insieme e si svolge secondo leggi radicalmente comuni a tutti i paesi. Un pericolo serio di divisione per il processo rivoluzionario costituisce la contrapposizione di Oriente e Occidente, di villaggio mondiale e città mondiale13. Esse dividono le forze rivoluzionarie, invece di concentrarle contro il nemico unico, l'imperialismo.


2.4 LOTTA PER LA DEMOCRAZIA E LOTTA PER IL SOCIALISMO

Il socialismo è anche chiamato ad assolvere i compiti del movimento democratico, vale a dire, continuare a lottare con i residui del feudalesimo che il capitalismo non è riuscito a vincere, difendere le conquiste democratiche contro le forze reazionarie14, e portare a compimento la democrazia, compito di cui il capitalismo si manifesta incapace.

Questo movimento democratico non è ancora socialista; esiste però un nesso organico tra le due: in primo luogo, il movimento democratico prepara e facilita la vittoria della classe operaia; il proletariato è capace di diventare egemone nel movimento democratico che gli presta come base le masse. In secondo luogo, la lotta per la democrazia contribuisce alla creazione della situazione rivoluzionaria. E infine, la lotta democratica non fa perdere di vista le trasformazioni socialiste auspicate; anzi ogni riforma democratica riuscita provvedere una piazzaforte per l'assalto del capitalismo. Quindi, la lotta per la democrazia si mostra parte integrale della lotta per il socialismo.

La primordialità della lotta democratica in certi paesi non contraddice il carattere socialista dell'epoca. Essa rappresenta l'altra faccia dell'epoca: il capitalismo moribondo si mostra sempre di più nemico della democrazia. È evidente il pericolo di errori da parte dei movimenti rivoluzionari.15


3. PROLETARIATO- MOVIMENTO OPERAIO.

OML va direttamente all'argomento della classe operaia e la concepisce come formata dal partito. ONK, invece distingue nettamente tra "movimento operaio" e "movimento comunista" e tratta del primo nel contesto della crisi del capitalismo, del secondo nel contesto delle alleanze politiche.

Noi facciamo nostra la divisione tra movimento operaio e movimento comunista e li presentiamo in capitoli separati. Introduciamo il capitolo presene, dedicato al movimento operaio, con un saggio sulla identificazione, da parte di Marx, del proletariato quale protagonista della storia contemporanea. Le difficoltà intrinseche alla presentazione contenuta nei manuali vengono infine evidenziate dalla confusione intorno all'elenco di Machtfaktoren di Otto Bauer16.

Ritorneremo sull'argomento del movimento operaio trattando della crisi del sistema capitalista.


3.1 LA SCOPERTA DEL PROLETARIATO DA PARTE DI MARX

Scrivendo nella Gazzetta renana17 Marx si fa avvocato della clase "senza propietà", sono i poveri dei villaggi. Soltanto nella sua "Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico"18, Marx scopre nel proletariato19 "la classe universale", cioè lo strato sociale parziale che è, però, soggetto ideale del concetto universale del Gemeinwessen. Per Hegel tale classe era la burocrazia. Marx considera tale attribuzione "immaginaria". Ciascuna classe in ascesa deve presentare le sue aspirazioni come di valore universale perchè può conquistare il potere solo se gli altri strati riconoscono questa universalità. Finora, il risultato era il rimpiazzamento di una clase dominante da parte de un'altra. La tensione tra particolarismo e universalità è arrivata ad un punto tale, che l'avvicendarsi di classi dominanti non può continuare e deve sboccare nel superamento delle classi. Il proletariato è la classe universale che non ha bisogno del suo opposto per assicurare la propria esistenza.

Quindi, la scoperta del ruolo storico del proletariato è di origine filosofica, ed è anteriore agli studi economici di Marx.

Nel saggio "Per la critica della filosofia del diritto di Hegel", pubblicato nel 1844, Marx esplicita l'argomentazione. I suoi principi sono:

  1. L'intenzione emancipatrice, radicale e universale.

  2. La capacità di afferrare l'essenza di una realtà complessa, di conoscerla nella sua totalità.

  3. Che la storia procede secondo il principio della negazione determinata.

La sua argomentazione è la seguente:

  1. La situazione tedesca sottoposta alla critica si rivela come situazione di alienazione. La presenza della religione ne è la prova: dove c'è l'uomo alienato, ci sono condizioni socio politiche alienanti20 che vanno roveciate.

  2. La critica realizzata di questa realtà tedesca condurrebbe a una società come quella della Francia contemporanea, mentre la Germania contemporanea vive ancora dell'Ancien Regime.

  3. La critica fatta da Hegel riguarda la più evoluta realtà francese, non quella ritardata tedesca.

  4. In Germania si farà il passo ulteriore, la critica fatta da Hegel va realizzata: l'uomo non si emancipa nel pensiero, ma nel rovesciamento della realtà socio-politica, del mondo dell'uomo.

  5. Questa rivoluzione tedesca necessariamente sarà universale perchè la Germania ha accumulato tutte le Negatività dell'epoca moderna, senza nessuna delle sue Positività.

  6. Sorvegliando la scena tedesca, Marx non vede una forza, un raggrupamento sociale capace di guidare tale rovesciamento.

  7. E si affida ad un argomento a priori: per cambiare la situazione radicalmente, la teoria radicale deve diventare una forza materiale, dev'essere adottata da parte di un gruppo sociale. Un gruppo sociale adotterà una teoria radicale soltanto se essa corrisponde alle sue esigenze radicali. Marx si chiede: quale dev'essere tale classe? Applicando il principio di negazione determinata, dà la descrizione di una classe di negatività universale e conclude: "questa descomposizione della società, in quanto classe particolare, è il proletariato" (OS 70). Infatti, in Germania non c'è ancora un proletariato, ma esso incomincia a formarsi con l'invadente movimento industriale.

Mentre nel saggio "Per la critica della filosofia del diritto di Hegel" il pensiero radicale cerca la classe portatrice, negli scritti successivi sono le esigenze radicali della classe che premono vrso il pensiero radicale e lo producono. Il filosofo diventa sempre più superfluo, la realtà stessa si muove, produce la classe universale e la eleva alla coscienza della sua misione storica.

Nella lettera a Weydemeyer del 5 marzo de 1852, Marx specifica che ha incontrato già in uso le nozioni di classe e di lotta di classe:

Ciò che io ho fatto di nuovo è stato: 1- dimostrare che l'esistenza delle classi è legata puramente a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione; 2- che la lotta delle classi conduce necessariamente alla dittatura del proletariato; 3- che questa dittatura medesima non costituisce se non il passaggio all'abolizione di tutte le classi e a una società senza classi (Marx & Angels, 1971, p. 357).

La teoria economica marxiana dimostra la necessità della produzione del proletariato da parte del capitale, della "liberazione" delle classi lavoratrice dalla propietà nei mezzi di produzione. Rimane la preocupazione di non contaminare la classe lavoratrice con la propietà, affinchè essa rimanga libera nello spirito, senza la mentalità limitata piccolo borghese.

Ho voluto mettere in chiaro l'origine della fissazione marxista sul proletariato come classe portatrice della rivoluzione. Tuttavia, i marxisti non nascondono che la rivoluzione in Russia sia fatta "in alleanza" con i contadini; che in Cina e in Vietnam erano le masse contadine a fare la rivoluzione. Ma la presa di potere avviene nel nome del proletariato e il primo compito della rivoluzione vittoriosa è di crearlo. Inoltre, molti autori critici o rivoluzionari degli anni sessanta si rendono conto che nei loro paesi la classe operaia o è integrata o non esiste del tutto. Vanno quindi in cerca di un altro soggetto rivoluzionario. In effetti, secondo Frantz Fanon21 nei paessi africani rimangono soltanto i contadini e il "Lumpenproletariat" delle città come possibili candidati; questi vanno trasformati in vero soggetto rivoluzionario attraverso l'esperienza della violenza. Allo stesso modo, per Regis Debray22, nell'America Latina lo sono le masse contadine che, trasformate in esercito del popolo dagli intellettuali e dagli studenti, costituiranno il nucleo del partito.

Inoltre, Herbert Marcuse afferma che nei paesi sviluppati gli operai sono comprati dalla società unidimensionale; gli "outsiders" del grande rifiuto rimangono i catalizadori del cambiamento. Per Jürgen Habermas le decisioni pratiche vanno raggiunte per mezzo della comunicazione razionale non distorta dalle interferenze del potere; gli studenti sono gli unici che hanno imparato a praticarla.23


3.2 LA CLASSE OPERARIA COME CLASSE EMANCIPATRICE

Seguiamo qui la presentazione dei manuali che in primo luogo enumerano le considerazione teoriche che conducono alla tesi del ruolo emancipatore della classe operaia e in un secondo tempo cercano di dimostrare la validità empirica delle posizione teoriche.

3.2.1 Argomentazione teorica. La classe operaia è la classe più sfruttata, quindi l'avversario più coerente dell'ordinamento capitalistico. Questa classe non è legata al passato e può guardare al futuro con fiducia perchè con lo sviluppo capitalistico aumenta di continuo in numero, e gli interessi e le aspirazioni coincidono con la tendenza fondamentale di sviluppo delle forze produttive: la soppressione della propietà privata nei mezzi di produzione da campo libero alla gigantesca espansione delle forze produttive.

La classe operaia è l'unica classe dotata delle capacità di lotta indispensabili per realizzare una così grande missione: per il vantaggio del numero è per la capacità di organizzarsi. In effetti, il lavoro nella grande produzione educa quotidianamente allo spirito del collettivismo, al senso rigoroso della disciplina e alle azioni in comune, vale a dire, al reciproco aiuto. Inoltre, i proletari abitano densamente concentrati.

È, anche, la classe più capace di elevare la propria coscienza, di accogliere una concezione progressista e scientifica del mondo; la trae non solo dai libri, ma dall'esperienza del lavoro e della lotta. Inoltre, i migliori intellettuali si schierano con essa, l'aiutano ad elaborare una concezione scientifica e rivoluzionaria del mondo. En efecto, è la classe più combattiva e rivoluzionaria: emancipando se stessa, emancipa tutta l'umanità.

3.2.2 Prova empirica. Si adducono statistiche globali per dimostrare che la classe operaia cresce numericamente, è sempre megio organizzata, è sempre più colta: erede legittima dei valori del passato e forza dirigente nella creazione di una nuova cultura socialista. Si sta sviluppando una morale nuova, collettivistica, non più "homo homini lupus', ma "l'operaio è fratello dell'operaio". L'ambiente socialista si è rivelato l'unico ambiente sociale in cui non trovano radici l'inmoralità e la dissoluzione che dilagano negli strati sempre più largui delle società borghesi.

L'unità di interessi tra le classe operaia e tutti i lavoratori (contadini, artigiani e piccoli borghesi) rende possibili alleanze politiche nelle quali la classe operaia è chiamata alla funzione di guida, alla funzione egemonica, funzione che va difesa. La classe operaia non aspira a privilegi, ma si pone il dovere di salvaguardare gli interessi degli altri strati sociali.

La classe operaia trae la sua origine da una economia mondiale, e soltanto su livello mondiale può sconfiggere la borghesia. L'ideologia scientifica dimostra l'identità di interessi tra gli operai di tutti i paesi. Un sentimento di solidarietà unisce nello spirito di fratellanza coloro che lavorano.


4. IL PARTITO - MOVIMENTO COMUNISTA

Per compiere la sua missione storica il proletariato deve prendere coscienza di questo suo compito. Nella terminologia di Marx, il proletariato da una classe an sich deve diventare una classe für sich. La categoria sociale deve formare un'entità sociale con il suo proprio spirito di corpo. Marx ed Engels, da hegeliani, sono fiduciosi che questa presa di coscienza sarebbe avvenuta nel momento storico cruciale. Nel frattempo si danno da fare per organizzare gli operai, per prepararli per l'ora storica. Verso la fine del secolo molti si rendono conto che il proletariato dei paessi industrializzati non stava crescendo in spirito revoluzionario. I partiti stabiliti mantengono alta la retorica rivoluzionaria, pur accomodandosi al prevalente riformismo operaio. Dopo la prima Guerra Mondiale, il riformismo come via al socialismo diventa il programma di questi partiti.

Lenin invece dichiara apertamente che il proletariato non è capace di elevarsi al di sopra di uno spirito sindacalistico e ne trae le conseguenze. Non volendo rinunciare alla volontà rivoluzionaria egli teorizza la necessità di un tipo di partito di rivoluzionari di professione capace di trascinare le masse proletarie che nonostante tutto rimangono il soggetto della svolta storica. Nascono così i partiti comunisti in scissione dai partiti operai tradizionali.

Vediamo prima come i manuali presentano questo nuovo tipo di partito che si autodefinisce avanguardia del proletariato e come questa sua funzione si riflette nei principi organizzatori espressi negli statuti del partito. La seconda parte del capitolo riferisce la posizione dei manuali sull'essenza del movimento comunista internazionale. Infine do un breve cenno della storia organizzativa del movimento.


4.1 IL PARTITO MARXISTA-LENINISTA E IL SUO LEGAME CON LE MASSE24

Anche le più severe persecuzioni non riescono a mettere fuori causa i partiti rivoluzionari, perchè questi partiti nascono e agiscono per profonde esigenze oggetive di sviluppo sociale, anzitutto per gli interessi e le necessità della classe operaia.

Marx ed Engels avevano già visto la necessità di un partito politico autonomo del proletariato e si erano messi ad organizzarlo (Cf. Marx & Engels, 2010). Non sono sufficienti come organizzazione della classe operaia i sindicati con le sole reivindicazioni economiche. Per sconfigere il capitalismo si vuole un partito politico della classe che aspiri al potere politico. Non tutti i partiti operai sono all'altezza del compito storico rivoluzaionario, come dimostra la triste storia dei partiti socialdemocratici. Si vuole quindi un partito di tipo nuovo. Lenin ne formula una teoria completa e lo crea25.

Il partito marxista-leninista è contraddistinto dalla sua inconciliabilità con il capitalismo, e dall'intransigenza verso ogni genere di opportunismo. Questo carattere rivoluzionario del partito determina i suoi principi organizzativi, la sua compatezza, la sua azione unitaria e l'elasticità della sua tattica. La forza principale del partito risiede nel fatto che opera nel più stretto legame con vaste masse di lavoratori e ne guida la lotta. Il partito comunista è l'avanguardia della classe operaia, vale a dire la sua parte avanzata e cosciente, capace di trascinare vaste masse alla lotta. Esso ha radici profonde anche in altri strati della popolazione. Nelle file del partito militano rappresentanti di tutte le forze popolari.

Un tale partito percorre fasi di maturazione. All'inizio stanno gruppi di propaganda, l'attività dei quali è indirizzata alle propie file con gli scopi di raggiungere l'unità ideologica, di educare quadri e di migliorare l'organizzazione. Tale gruppo sarà pronto ad andare verso le masse e a guidare scioperi o altre manifestazioni; a questo punto dovrebbe avvenire la fusione del movimento operaio spontaneo con le idee del socialismo, la sua trasformazione in movimento di classe cosciente e organizzato.

Il partito di massa sarà capace di trascinare non solo la maggioranza della classe operaia, ma anche larghe masse del popolo. Ci sono paesi capitalisti dove i partiti comunisti ancora non sono riusciti ad influenzare larghi strati. Il successo dipende dalle condizioni oggettive, dalla della politica promossa e dall'abilità dei dirigenti. Viene discussa la problematica della trasformazione di un esistente partitopopolare in partito comunista. Nel caso di Mongolia, Lenin aveva deciso di aspettare la comparsa di masse proletarie.

In questo senso, il partito deve trascinare le masse, ma non può costringerle a seguire. Il partito conquista autorità con le masse andando avanti e convincendole che giustamente esprime e difende i loro interessi, incluso il soddisfaccimento dei bisogni inmmediati. Deve denunciare le ingiustizie e indicare cosa si deve fare, ora.

Varie missure per assicurare il legame:

  1. Reclutamento nel partito degli attivi delle masse.

  2. Fondare organizzazioni di masse autonome e dirigerle dall'interno.

  3. Essere presente in mezzo a tutti gli strati popolari.

  4. Le organizzazioni di base del partito si trovino preferiblemente nei luoghi di produzione.

  5. Condurre un lavoro parlamentare di nuovo tipo che esclude compromessi ingannanti dietro le spalle degli elettori.

  6. Tenero conto del grado di consapevolezza delle masse, nè precorrerlo nè uniformarsi ad esso.

  7. Ammettere gli errori, i lati deboli.


4.2 STRUTTURA E TRATTI ESSENZIALI DEL PARTITO COMUNISTA

Questa struttura è determinata dalla sua funzione. Le seguenti sono le principali:

  1. Il centralismo democrático26. Una direzione centralizzata viene imposta dal fatto che gli interessi che il partito esprime sono tutt'altro che la semplice somma degli interessi dei singoli operai o delle loro categorie; essi sono gli interessi di una intera clase e possono manifestarsi solo tramite una volontà unica, capace di unificare una quantità di azzioni singole in una unica lotta comune. Lenin postula quindi "una centralizzazione assoluta" e una "rigorosissima disciplina".

    Democratico invece sarebbe il processo della formazione della volontà generale del partito. Il dibattito interno dovrebbe considerare le diverse opinioni e proposte e arrivare ad una decisione che poggia sulla volontà della maggioranza che diventa obbligatoria per tutti.

    Elaborato con questo metodo, la volontà generale ha il vantaggio di esprimere più compiutamente, e perciò più giustamente, le esigenze obiettive della lotta di classe del proletariato.

  2. L'obbligo degli iscritti all'attività27. E' comunista colui che contribuisce attivamente alla realizzazione del programma, che lavora con impegno in una delle organzzazioni di partito accentandone la guida e il controllo. Il partito non può considerare sufficiente il semplice assenso al programma del partito. Il reclutamento attivo significa fare il candidato partecipare attivamente al lavoro del partito; questa partecipazione è la basse della democrazia del partito. Si tratta di democrazia unitaria attiva; democrazia significa far partecipare; si elaborano numerose forme di partecipazione delle masse ad attività politiche creative.

  3. Quadri esperti e competenti assicurano la continuità della direzione. Agiscono come sul palcoscenico, le loro attività sono visibili dal pubblico che li elegge. Si arriva ad un meccanismo di "selezione naturale" e ciascuno risulta al "posto suo", confaccente alle sue forze e capacità. Ma anche: chi sbaglia, paga.28

  4. L'ampia discussione delle varie esperienze tesa ad arrivare a delle generalizzazioni implica l'esercizio della critica, che però non sia fine a se stessa, non degeneri a ricriminazioni, ma rafforzi il partito. Il partito non concede a nessuno il diritto di usufruire di questa libertà per indebolire le sue file. Fedeltà al programma, alle risoluzioni, allo Statuto vengono presupposte. La propaganda di opinioni contrarie non è compatibile con la permanenza nel partito29.

  5. Dopo la decisione presa, tutti i comunisti devono operare come un solo uomo. La disciplina del partito esige la sottomisione della moniranza alla maggioranza, l'assoluta obbligatorietà delle risoluzioni adottate. La sottomissione richiesta dev'essere consapevole, non cieca. Gli iscritti accettano le decisioni e le realizzano scrupulosamente, anche quando non sono d'accordo con esse.

  6. Questioni interne del partito non siano discusse al di fuori30.

  7. La proibizione di frazioni31. Il singolo mantiene il diritto di esprimere la sua opinione a nome proprio, non gli è concesso di associare altri, tanto meno può formare un gruppetto di chi la pensa come lui.


4.3 MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE32

Il movimento comunista è internazionale perchè lo sono il capitale e il proletariato. Nessun altro movimento ha subito tante prove, ha riportato tante vittorie. Nessun altro movimento è cresciuto così rapidamente. Per il manuale ONK il nome 'comunista' è diventato simbolo di eroismo e intrepidezza.

La crescita dell'influenza del movimento viene dimostrata per mezzo di statistiche che paragonano la situazione del 1918 con quella presente33, quando esistono partiti comunisti in quasi tutti i paesi e in quatordici sono persino al governo. Caratteristiche uniche costituiscono la forza del movimento comunista. Secondo il manuale de 1968, il movimento è l'avanguardia della classe più rivoluzionaria; armato con l'ideologia del marxismo-leninismo, che gli presta una strategia e una tattica scientifica della lotta; ed esprime e difende coerentemente gli interessi del proletariato e di tutti i lavoratori. Secondo il manuale del 1978, la forza del movimento viene ricercata nel peso economico e morale-politico del sistema socialista, nella solidarietà del proletariato internazionale e nell'organizzazione secondo principi leninisti.

Il movimento è composto da vari reparti fondamentali. In effetto, il manuale distingue quattro reparti di partiti: il primo, il più forte, è costitutito dai partiti dei paesi socialisti che guidano la costruzione della società nuova. Il secondo reparto è formato dai partiti dei paesi capitalistici, agguerriti nella lotta di classe. Il terzo lo compongono i partiti dell'America Latina e del bacino caraibico. Il quarto quelli dell'Asia e dell'Africa.

I partiti agiscono in circostanze specifiche che comportano compiti e difficoltà specifiche. In alcuni paesi i comunisti progrediscono, in altri si rinforzano, in altri ancora regrediscono. Il movimento, però non può essere distrutto. I rapporti reciproci tra i partiti sono basati sulla fedeltà ai principi del marxismo-leninismo, sulla stretta osservanza dei principi leninisti che guidano la loro vita interna e sull'internazionalismo proletario. Viene riconosciuta l'autonomia e l'egualianza dei diritti nell'elaborazione dei piani politici per i singoli paesi, che va fatta nella responsabilità verso la classe operaia universale. Le dispute tra i partiti vanno risolte per via di consultazioni, tra compagni.


4.4 L'INTERNAZIONALE COMUNISTA

I cenni storici sul movimento comunista riportati nei manuali sovietici sono brevi, sporadici e cambiano da edizione a edizione. Lo studente sovietico frequentava il corso obbligatorio "Storia del partito". Per compiutezza do qui una breve storia dell'organizzazione internazionale dei partiti marxisti, incominciando da Marx e la sua nozione del partito proletario.

Marx era attivo in organizzazioni di chi la pensava come lui. Dal 1847-1852 nella Lega dei comunisti, dal 1864-1873 nell'Internazionale34. Era il periodo della formazione dei partiti politici in senso moderno. Marx si pronunciava in favore della democrazia interna al partito, del lavoro politico aperto35, della lotta rivoluzionaria di massa.36

L'esperienza gli fa vedere sempre di più l'importanza di organizzazione come strumento di lotta; ciò nonostante Marx rimane favorevole al partito di tipo aperto democratico, autonomo però riguardo ad altri partiti di opposizione.

Marx richiama un gruppo o partito di comunisti, in primo luogo, per assicurare il carattere internazionale della lotta del proletariato e, in secondo luogo, per mantenere vivo, per mezzo della dottrina scientifica del socialismo, il senso dei veri interessi del proletariato nel suo insieme. I comunisti sono "la più avanzata e risoluta sezione della classe... (che) ha il vantaggio di avere un'idea chiara della linea di marcia, della coordinazione e dei risultati ultimi del movimento". Ci troviamo di fronte al nucleo della legittimazione del partito di nuovo tipo fondato da Lenin (Cf. McLellan, 1980, pp 193-201).

La Prima Internazionale, 1864-1875, composta non da partiti politici, ma da vari conventicoli di socialisti e anarchici, anzitutto predica la solidarietà.

La Seconda Internazionale, fondata a Parigi nel 1889, comprende vari tipi di organizzazione operaie. Nel 1900 soltanto viene istituito un bureau permanente, che dal 1905 gestisce gli affari durante i periodi tra i congressi. Col tempo i partiti membri si modellano sul Partito Socialdemocratico tedesco. La retorica è rivoluzionaria, anti-imperialista e contro la guerra, manel 1914 il nazionalismo prende il sopravvento in tutti i partiti membri. Viene rifondata nel 1919 su base della rinuncia alla rivoluzione violenta, in favore del parlamentarismo: il revisionismo ha vinto. Riorganizzata nel 1947, in risposta alla fondazione del KOMINFORM, conduce vita poco attiva. Soltanto dalla metà degli anni settanta di nuovo fa parlare di sè. La cosidetta Internazionale Seconda e mezzo, fondata nel 1921 a Vienna dai socialisti austrici, più radicali dei socialisti tedeschi, si fonde con la Seconda Internazionale nei 1923.

La Terza Internazionale è "veramente tale" (Marcou, 1977, p. 78). Fondata nel 1919 a Mosca, l'Internazionale comunista o Komintern, era fortemente centralizzata, come fosse un unico partito mondiale. Già dal 1920, il suo Comitato Esecutivo difatti esercitava il potere di emanare direttive vincolanti a tutte le sezioni nazionali, di sostituire la direzione nazionale e di espellere membri su tutti i livelli. Queste prerogative del comitato esecutivo venivano formalizzate nelle 21 condizioni di adesione, adottate nel 1921. Dal 1925, i rappresentanti della centrale avevano il diritto di partecipare alle riunione su tutti i livelli e di promuovere l'adozione di opinioni del Comitato Esecutivo, anche dove era in contrasto con le opinione della direzione locale.

La subordinazione incondizionata di tutti i partiti comunisti al solo partito comunista che costruisce il socialismo viene codificata al Sesto Congresso, nel 1928. La supremazia totale di Stalin sul Pcus si estende su tutto il Komitern. Gli interessi del movimento comunista vengono identificati con gli interessi della politica estera dell"Urss. Di conseguenza i cambiamenti della politica estera dell'Urss disorientano i partiti, ad. ese, il patto sovietico-germanico del 1939; le controversie del Pcus con uno dei partiti scuotano tutto il movimento; e l'immagine dei partiti nazionali è compromessa a causa delle atrocità commesse in Urss.

Hitler aveva organizzato un Patto Anti-Komitern a cui aderivano tutti i suoi alleati. Nel 1943, in piena guerra, Stalin sciolse il Komitern; l'Istituto n. 101 ne assunse certi compiti.

La Quarta Internazionale, quella trotzkista, fondata del 1933, è fortemente centralizzata.

Il Komiform, ossia "Informbjuro", fondata nel 1947 a Szklarska Porêba (Schreiberhau) in Slesia, comprendeva, oltre ai partiti dell'Europa orientale, il partito comunista francese e quello italiano. La sua sede era Belgrado. Dopo la rottura con la Jugoslavia, giugno 1948, la sede fu trasferita a Bucarest. Perde grinta dopo la morte de Stalin. La sua fine ufficiale avvenne il 17-04-1956. Pubblicava il periodico "Per una pace duratura e una democrazia proletaria". Il motto è di Stalin. Anche gli articoli scritti da Mao venivano sottoposti alla censura sovietica (Cf. Marcou, 1977)

Una serie di conferenze internazionali dei partiti comunisti mantengono per qualche tempo la coesione del movimento. Le conferenze mondiale hanno luogo a Mosca. La prima di queste, la conferenza detta dei sessanquattro (in realtà erano 68), dal 16-19 novembre 1957, approva una Risoluzione programmatica, che attenua le tesi antistaliniste del XX Congreso del Pcus. La conferenza presta l'occasione per la proclamazione del "Manifesto della Pace" detto dei dodici37. Dopo viene la conferenza degli 81(erano 87), dal 10 XI al 3 XII 1960, produce un documento finale che risulta ancora più ortodosso di quello del 1957. Più tardi, la conferenza tenutasi dal 5 - 17 giugno 1969 conta soltanto settantacinque partiti partecipanti. Cinque dei quattordici partiti al potere non partecipano. Già al Congresso XXII del Pcus, ottobre 1961, aveva tenuto inizio la fase pubblica della querelle sovietico-cino-albanese. Il documento finale della conferenza del 1969 non ha più valore dogmatico; divergenze tra i partiti vengono ormai accettate.


CONCLUSIONE

Dopo questo, segue un periodo di dispersione durante il quale nessuno dei partiti prosegue piani di fondazione di una Internazionale, neanche i cinesi. Vari partiti nazionali cercano però di costituirsi quali centri di mobilizzazione. Quello che rimane è una certa continuità lessicale, senza presa però sui partiti nazionali. Questi si differenziano in risposta agli sviluppi interni delle loro società. Le differenze dicentano divergenze e durante gli anni settanta conduco allo scisma.

La fine del centralismo democrativo su scala mondiale permette critica e desacralizzazione di riti e costumi comunisti. L'attegiamento di fronte al Pcus cambia dalla sottomissione incondizionata al "modello", alla "guida" e al "centro", incondizionato rispetto dell' "esempio" e dell' "esperienza" del partito maggiore. La segretezza, il mistero che circonda le conferenze pian piano viene meno.

Le conferenze internazionali non emanano più "risoluzioni" ma "dichiarazioni", e nel 1976, a Berlino, non si arriva nemmeno a questa. La condanna del partito jugoslavo del 1948 aveva avuto tutt'altro effetto di quella del 1960 (Cf. Marou, 1979).

La redazione della rivista "Problemi di pace e socialismo" con sede a Praga serviva come centro organizzativo del movimento sotto il controllo della centrale di Mosca. Nel 1958, quando aderivano 20 partiti, uscivano 22 edizioni nazionali della rivista in 19 lingue per la distribuzione in 80 paesi. Nel 1981 vi aderivano 63 partiti, le edizioni nazionali erano circa 70, in 37 lingue, per 145 paesi. La tiratura complessiva aveva raggiunto le 500.000 copie, più di 60 partiti erano rappresentati al consiglio di redazione, che manteneva contatti durevoli con altri 20 partiti comunisti e con 30 partiti e movimenti di liberazione. Il partito jugoslavo non partecipa mai. I partiti cinesi e albanesi abbandonano la rivista nel 1962.

La redazione faceva capo ai massimi esponenti del giornalismo sovietico. La redazione romene e francesi non includono tutti i materiali proposti dalla redazione principale. Polacchi e italine premono per una struttura informativa non direzionale della redazione principale I giaponesi protestano di continuo contro l'egemonia sovietica (Cf. W. Spaulding, 1982, pp. 57-62)

Organizzando numerose conferenze, simposi e tavole rotonde, la rivista serve a mantenere i contatti con i partiti di tutti i paesi. La rivista è particolarmente utile per il controllo dei partiti del terzo mondo. Giornalisti provenenti da Praga viaggiano più liberamente in tutto il mondo e attendono le riunioni dei partiti nazionali.

Il Dipartimento Internazionale presso il Comitato Centrale del Pcus viene fondato nel 1943 per i contatti con i partiti comunisti stranieri. Nel 1957, i rapporti con i partiti stranieri al governo vengono affidarti ad un dipartimento particolare. Ma ci sono notizie che fin alla sua soppressione il Pcus aveva finanziato partiti stranieri.

Al XXVII Congreso del Pcus, nel 1986, partecipano 153 delegazioni ospiti. Dei partiti comunisti al governo mancano il partito cinese, invitato, ma non venuto, ed il partito albanese, non invitato. I partito socialisti rivoluzionari o di liberazione nazionale sono 33, e i partiti socialisti o socialdemocratici sono 23.38

L'apertura alle altre correnti socialiste ha il suo limite. Al XXVII Congresso, il movimento comunista viene sempre definito avanguardia, quindi non è semplicemente da considerarse una tra le forze progressiste. C'è la più ampia tolleranza di opinioni divergenti, escluse quelle che riguardano l'internazionalismo proletario e il socialismo reale. Non si parla del desideratum di una conferenza internazionale, sollecitato ancora nel 1981.

Al XXVIII Congressi, del 1990, non si faceva più caso di delegazioni di partiti stranieri. La dichiarazione programmatica concerne problemi interni del Pcus. Il progetto del nuovo programma del partito approvato per la discussione nell'estate 1991 conosce soltanto un movimento socialista.



Notas

1 L'Università Comunista Sverdlov è stato il primo istituto d'istruzione superiore organizato a Mosca per la educazione politica dei membri del partito bolscevico.

2 Traduzione portoguesa puo essere trovata qui: http://www.hist-socialismo.com/docs/01HistPCUb.pdf

3 Teoria e storia della costruzione del socialismo e del comunismo.

4 Redattore principale Otto Kuusinen.

5 Mikhail Andreyevich Suslov (21 November 1902 - 25 January 1982) era un'ufficiale sovietico durante la Guerra Fredda. Serví come secondo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica dal 1965, e come principale ideologo del partito fino alla sua morte nel 1982. Suslov era responsabile per la "democrazia" e la separazione di potere all'interno del partito comunista. Il suo atteggiamento conservatore verso il cambiamento lo ha reso uno dei più importanti dirigenti sovietici anti-riformisti.

6 Redattore principale P. N. Fedoseev.

7 Complessivamente saranno 2.550.000 copie.

8 ONK 1968, p. 103

9 La divisione triplice è stato introdotta da •danov nel suo discorso in occasione della fondazione del KOMIFORM, settembre 1947. Nell'accetazione di •danov tutte e tre le divisioni insieme costituivano il "campo socialista". Negli anni '60, il concetto viene ristretto ai soli paesi socialisti. Va notato il cambiamento da riferimenti ad attori concreti come popoli e classi a più astratti movimenti.

10 1969: i popoli dei paesi socialisti.

11 1969: la classe operaia internazionale.

12 1969: i popoli in lotta per l'independenza.

13 Contro gli scismatici cinesi.

14 Da qui consegue il ruolo delle campagne antifasciste.

15 Per Marx ed Engels, la rivoluzione socialista nei quattro paesi più sviluppati: Regno Unito, USA, Germania, Francia equivarrebbe alla rivoluzione mondiale. Lenin vede la salvezza della reppublica sovietica solo nella rivoluzione mondiale; parla della repubblica sovietica mondiale, ma si rassegna alla massa marea della rivoluzione. Troszki vorrebbe continuare l'esportazione della rivoluzione. Stalin impone, nel 1925, la dottrina della possibilità della costruzione del socialismo in un paese. Il 5 marzo 1936, in un'intervista a Roy Howard, Stalin nega di aver mai avuto piani o intenzioni di fare la rivoluzioni mondiale. Indimenticabile rimane la sfida di Crusèev al capitalismo dal podio delle Nazioni Unite: "Vi seppelliremo". Gorbaèev, nel suo momento, non parla più del "processo rivoluzionario", ma dell' "inevitabile processo mondiale" che conduce al socialismo.

16 Otto Bauer è nato a Vienna il 5 settembre 1881 ed è morto a Parigi, il 4 luglio 1938 ed è stato un politico austriaco appartenente, con Viktor Adler, Karl Renner e Max Adler, alla corrente socialista dell' austromarxismo.

17 La Gazzetta Renana (Reinische Zeitung) venne fondata a Colonia da Camphausen, Hansmann ed altri. Marx era il suo collaboratore più attivo e dotato. Nel 1842 [metà Ottobre] ne divenne direttore. In quel periodo non era ancora un socialista ma i suoi attacchi al governo erano già così vigorosi che il giornale sotto la sua direzione durò soltanto alcuni mesi. [Il numero del 17 Marzo 1843 conteneva questa breve nota: "Il sottoscritto dichiara che come risultato delle attuali condizioni di censura si è dimesso dall'ufficio editoriale della Gazzetta Renana. Dr. Marx". (Corsivo nell'originale). Il 31 Marzo dello stesso anno il giornale fu costretto a cessare la pubblicazione per un decreto governativo del 25 Gennaio. L'ufficio editoriale cessò la pubblicazione alcuni giorni prima del termine, il 28 Marzo." ( http://www.rottacomunista.org/classici/plekhanov/Opere_1/1892_FeuerbachEngels.pdf)(Estos parentesis se quitan o no, los de la pag web?

18 Elaborata nel 1842, pubblicata nel 1927

19 Di cui scrivono Lorenz von Stein, Franz von Baader, e di cui parlano gli ambienti colti.

20 L'uomo è il mondo dell'uomo.

21 Frantz Fanon (Forth-de-France, 20 luglio 1925 - Washington, 6 dicembre 1961) è stato uno psichiatra, filosofo e scrittore francese (martinicano).

22Jules Régis Debray (Parigi, 2 settembre 1940) è uno scrittore, giornalista e intelletuale francese. Prese parte, insieme ad una cinquantina di guerriglieri, al fallito tentativo di rivoluzione in Bolivia di Ernesto "Che" Guevara. Attualmente insegna filosofía presso l'Universita Jean Moulin, Lyon III. Cf. (Ojo aca no necesita el 3w?) http://regisdebray.com

23 Si tratta sempre di trovare un soggetto particolare che rappresenti gli interessi universali. (Cf. Woddis. 1980.)

24 Secondo I manuali del 1959.

25 Nel 1903 , a Londra, durante il secondo congress il partito operaio socialdemocratico di Russia si spacca in Mensceviki e Bolsceviki.

26 Come principio viene formulato a Tammerfors nel 1905, e negli statute scritti del partito bolscevico nel corso del suo sesto congresso nel 1917, e negli statute dell'Internazionale nel 1920, al suo secondo congresso.

27 Figura dal 1905 tra le condizioni di adesione.

28 Viene così giustificata la longevità dei quadri dirigenti.

29 L'accusa di "deviazione" è el primo avvertimento del fatto che uno si muova verso l'eresia.

30 La norma conduce ad una pratica di segretezza non commune.

31 Data dal Decimo Congresso nel 1920, in cui aveva luogo lo scontro con I sindicalisti.

32 Secondo i manuali del 1968 e ss.

33 Ne parliamo degli anni sesanta del XX secolo.

34 Della quale non era il fondatore.

35 Contro la forma di setta clandestine che tende a modi di direzione autoritaria.

36 Contro il golpismo di Blanqui.

37 Partiti al potere, gli jugoslavi s'astengono.

38 Dei quali 15 sono membri dell'Internazionale socialista.



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* Questo articolo è uno sviluppo dela ricerca sul marxismo nel seminario sulla filosofia politica presso l'Università Gregoriana di Roma.

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